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L'Appello di Erri de Luca per il referendum del 17 Aprile

Facciamo nostro e pubblichiamo l'appello di Erri de Luca per il Referendum del 17 Aprile prossimo :ci pare importante contribuire fattiv...

martedì 14 febbraio 2017

Un grave lutto per l'Archivio



Il due Febbraio ultimo scorso è venuto a mancare il nostro amico e compagno Marcello Giappichelli: siamo ancora stravolti da questo avvenimento,e sarà molto duro continuare la nostra attività senza il suo preziosissimo apporto.In questo momento siamo vicini alla moglie Lina e alle figlie Gaia e Laura. Assieme a loro vorremmo ricordare degnamente Marcello con una giornata di testimonianze di cui vi daremo notizia successivamente.Vorremmo che fosse una giornata partecipata in modo da testimoniare il nostro debito nei suoi confronti. Continueremo il lavoro con la tenacia che ci ha insegnato e che ha manifestato fino alla fine.


                              

domenica 8 gennaio 2017

In morte di Tullio De Mauro

La morte di Tullio De Mauro arriva in un momento molto delicato della vita politico-culturale del nostro paese : è,infatti, sotto gli occhi di tutti il deficit di democrazia,di impegno civile, per non parlare del vuoto a livello di classe politica e dirigente. Tullio De Mauro è stato uno di quei rari intellettuali che non hanno vissuto nella "torre d'avorio" dell'Accademia ma si è spesso "sporcato le mani" con la realtà scolastica,linguistica, di questo paese impegnandosi in prima persona per cercare di fornire analisi e risposte a questo vuoto. Il suo è stato un impegno intellettuale politico ed etico in senso altissimo ed è per questo che,negli ultimi tempi, non lo cercava più nessuno,meno che mai i dirigenti del partito attualmente al governo.Naturalmente nei "coccodrilli" pubblicati sui giornali non c'è parola di questo. Non è un caso quindi che egli abbia ultimamente rilasciato una bellissima dichiarazione al Blog di Beppe Grillo "Passa Parola" che qui riproduciamo e che testimonia quello che è stato detto finora.

Vito Nanni

video
 

giovedì 1 dicembre 2016

Programma della Mostra "IL RUMORE DEI SEGNI"


Pubblichiamo qui di seguito il programma della mostra "Il Rumore dei segni": Writers,Freaks, cavalieri della Pampa
                                    
                                   


                                  


Centro studi sociali e archivio storico Il sessantotto
Via G. Orsini 44
50126 FIRENZE
Il rumore dei segni:
writers, freaks e cavalieri della pampa.
Biblioteca comunale delle Oblate
Firenze
 29 Novembre - 30 Dicembre

Inaugurazione:
Salone delle conferenze
Martedì 29 Novembre  ore 17

La mostra propone modelli di comunicazione non-convenzionale  in rottura con lesistente, modelli per molti aspetti considerabili faglie apertesi nella tettonica sociale in aree e in tempi diversi ma in ogni caso da collocare sulla direttrice di un lungo Sessantotto.
Il primo percorso, col titolo  Oesterheld, il fumetto argentino fra terzomondismo e sperimentazione e curata da Leonardo Landi, segue la storia di Hector Oesterheld (1919-1977), militante argentino dellarea radicale del peronismo e insieme ammiratore del Che, deciso fautore del terzomondismo  e proprio a questo titolo eliminato assieme alla sua famiglia dopo il colpo di stato del filo-americano  Videla,  che negli anni Cinquanta del secolo scorso creò personaggi come Eternauta ( il protagonista della resistenza alla invasione degli extraterrestri) , indicando schemi iconografici e contenuti politici in seguito rielaborati da Hugo Pratt con Corto Maltese.
La seconda, col titolo Dalla beat generation alle fanzine degli anni 70-80  e curata da Stefano Bettini,  ci porta dai gauchos della pampa argentina allOccidente  - e in particolare allItalia - quando si cominciò ad avvertire il rallentamento di uno sviluppo economico suscitato  dalla   ricostruzione post-bellica.  Questa sezione offre un ampio repertorio di immagini tratte dalla pubblicistica  del movimento propriamente definito Sessantotto e in seguito  dei Centri sociali o del lavoro precario, con una particolare attenzione alle cosiddette fanzine, le riviste povere meno conosciute, spesso in numero unico e altrettanto spesso stampate in ciclostile.
La terza, col titolo Dai writers alla street art e curata da Silvana Tavanti, ripercorre le origini americane di un modello della comunicazione sociale diffusosi a macchia dolio nelle aree metropolitane segnate dalla emarginazione per arrivare fino alle sue manifestazioni più attuali, come nella Atene di oggi. Qui alla rivendicazione dellidentità negata dallordinamento sociale esistente si associa  lassunto artistico  in base al quale il murales nasce per vivere nella sua giungla urbana e lì morire prima o poi e non per durare in eterno come la Gioconda.




Serate di approfondimento e dibattito
 Salone delle conferenze
13 Dicembre
Ore 16,30
-         Oesterheld, il fumetto argentino fra terzomondismo e sperimentazione
-         Dalla beat generation alle fanzine degli anni 70-80 
Intervengono Leonardo Landi, Stefano Bettini e Marcello Baraghini
20 Dicembre
Ore 16,30
-         Dai writers alla street art
Intervengono Silvana Tavanti e Federico Di Gesualdo

                                                      



sabato 19 novembre 2016



Il Prossimo 29 Novembre 2016 si aprirà alla Biblioteca delle Oblate una mostra sul fumetto politico organizzata dall'Archivio '68 che farà conoscere non solo la produzione del lungo sessantotto in Italia (con i documenti inediti del nostro Archivio), ma si spingerà nelle Pampas argentine e analizzerà anche il fenomeno degli Writers e del graffitismo. E' l'occasione per promuovere una riflessione tra l'artistico il politico con uno sguardo rivolto anche al nostro presente.

lunedì 30 maggio 2016

Un evento partecipato e affettuoso



                                                        
                                               



Il 16 Maggio scorso al circolo URL-ARCI di San Niccolò si è tenuta una serata speciale in cui è stato ricordato un compagno,Giuliano Bellini, che è prematuramente scomparso.Questa serata era stata pensata anche da lui che l'aveva approvata con entusiasmo perché era una serata tematica dedicata all'opera e alla vita di Bertolt Brecht nel sessantesimo anniversario della sua morte.La serata partiva da un programma abbastanza fitto che avrebbe dovuto prevedere anche la partecipazione di una soprano e di un pianista che avrebbero eseguito canzoni di Kurt Weill su testo di Brecht: invece all'ultimo momento la soprano che ci aveva dato la sua disponibilità la bravissima Elena Cavini, è stata impegnata al Maggio Musicale Fiorentino.La serata però prevedeva anche la partecipazione dell'attrice Gaia Nanni e del pianista Saulo Garcia Diepa che hanno saputo, con bravura e disinvoltura, superare le difficoltà di questa defezione.Il pubblico per fortuna ha risposto all'invito e la serata si è svolta nel segno di una festa per ricordare questi  due personaggi diversissimi tra loro ma legati da una stessa affinità di ideali.Abbiamo potuto così presentare alcuni documenti rari tra cui la voce dello stesso Brecht che canta accompagnato dall'orchestra, un lied dell' Opera da tre soldi".E' stata anche l'occasione di far apprezzare il genio comico di Karl Valentin attraverso un vecchio filmato di cui Brecht è il regista e l'attrice Gaia Nanni ha letto tra le risate dei presenti il monologo del padre che presenta alla figlia il conto economico della sua esistenza. La serata si è poi conclusa da un coro collettivo in cui tutti i presenti,accompagnati dal nostro valoroso pianista, ha intonato(in Italiano) Die Moritat dall'Opera da tre soldi.Insomma, chi si aspettava una serata noiosa all'insegna della tristezza, si è trovato spiazzato dal clima di affetto partecipazione e gioia che ha caretterizzato le varie tappe dell'iniziativa. Devo naturalmente ringraziare in primo luogo coloro che volontariamente si sono prestati per la buona riuscita della cosa per prima Gaia Nanni che è arrivata in treno dal salone del libro di Torino in tempo per farci ammirare le sue qualità, ma anche Saulo Garcia Diepa che è stato sottratto ai suoi doveri artistici e di padre. Senza l'aiuto della dott.Camilla Brunelli, direttrice del museo della Deportazione di Prato, non ci sarebbero state la traduzione dal tedesco in italiano della "Ballata dell'inadeguatezza" che ho potuto utilizzare.E un grazie anche a tutti i compagni della Casa del Popolo che hanno reso possibile questa bella iniziativa.

Vito Nanni 

video

 

giovedì 28 aprile 2016

Immagini della protesta nel '68 e oggi




Frittelli Arte Contemporanea
Accademia di Belle Arti di Firenze
Centro studi politici e sociali Archivio il sessantotto

Vi invitano all'evento:

CANTIERI IN MOVIMENTO


Immagini della protesta nel '68 e oggi

 
a cura di Adriana Dadà e Tommaso Tozzi


Inaugurazione: venerdì 6 maggio 2016 ore 16,30-21,30

ore 16,30 introduzione alla mostra con Simone Frittelli, Adriana Dadà, Tommaso Tozzi

ore 17,00 presentazione ebook L'immagine nella protesta. Nel '68 e oggi
Enrico Bisenzi

ore 17,30 conferenza di NANNI BALESTRINI

ore 19,00 inaugurazione della mostra


Date: 6-13 maggio 2016

Orari: lun-sab 10-13/ 15,30-19,30

Sede: Frittelli Arte Contemporanea - Via Val di Marina 15 Firenze

Tel. 055 410153 info@frittelliarte.it www.frittelliarte.it

Ingresso gratuito


CANTIERI IN MOVIMENTO

La mostra rappresenta l'evento conclusivo di uno stage di formazione che ha coinvolto studenti e studentesse dell'Accademia di Belle Arti di Firenze in un progetto dal titolo: Contenuti e strumenti di comunicazione antagonista dalla stagione del “lungo 68” ad oggi .
L'iniziativa prende avvio dalla collaborazione fra Adriana Dadà, l'Archivio il sessantotto e Tommaso Tozzi, docente dell'Accademia di Belle Arti di Firenze, che hanno avviato con gli studenti un'analisi dei cambiamenti prodotti dalle lotte del lungo '68 nella società italiana.
La mostra vuole proporre, in forma sintetica, una documentazione storica attraverso l'esposizione di alcuni manifesti e altri materiali della protesta, significativi della stagione dei movimenti di quel lungo '68. Vengono in contemporanea esposte alcune opere che esprimono una visione critica della realtà attuale, create appositamente dagli studenti, usando differenti tecniche e strumenti della comunicazione.
A partire dalla valutazione dei contenuti, degli strumenti e delle modalità della comunicazione che quel periodo ha realizzato, utilizzando i materiali documentari posseduti dall'Archivio il sessantotto, gli artisti hanno condotto una riflessione sulle possibilità di individuare nella società odierna settori nei quali fossero necessari radicali cambiamenti e hanno evidenziato alcune tematiche, rispetto alle quali hanno sperimentato nuovi processi di comunicazione attraverso varie forme di arte.
Saranno in mostra l'installazione audio di Miriam Bettarini e Franco Spina dal titolo “Sono frocio”, l'installazione di Serena Rosati intitolata “L'urlo del silenzio”, il lavoro fotografico “ReAzioni” di Sabina Tangorra su Mondeggi Bene Comune, e “Senza titolo. Senza nome.” di Menglu Cui, opera installativa sul tema delle migrazioni. Durante l'inaugurazione verrà presentata la performance “DeConstructione”, di Miriam Bettarini, Matteo Pratesi, Franco Spina, Sabina Tangorra e Erica Romano.

La mostra apre il 6 maggio alle ore 16,30, con una introduzione che prevede l'illustrazione del percorso realizzato e la presentazione di un ebook/catalogo dell'edizione precedente dello stage. Il pomeriggio prosegue con la conferenza di Nanni Balestrini, esperto della comunicazione e delle arti visuali, che porterà il contributo della sua competenza in alcuni campi della storia politica, sociale e artistica.
Per chi parteciperà alla giornata di inaugurazione, o visiterà la mostra, sono previsti altri eventi con l'uso dei social, attraverso la predisposizione di pagine facebook, twitter ed altri. 

   


sabato 23 aprile 2016

Un Brecht pressoché sconosciuto.



                                   


Vogliamo far conoscere a coloro che ci seguono un frammento del materiale conservato presso il nostro Archivio perché si tratta di un documento eccezionale : uno scritto inedito (allora Novembre 1968) di Bertolt Brecht una "Lettera ad un americano adulto" scritta nel 1946 a Santa Monica dove Brecht risiedeva dopo essere fuggito dall'Europa distrutta dalla seconda guerra mondiale.Questo documento è stato pubblicato nel n° 36 Anno VII dei Quaderni Piacentini ed è stato tradotto da uno dei maggiori germanisti, Cesare Cases,che introduce il testo sulla rivista. Detto questo sembra che l'unico interesse di questo scritto sia di tipo "archeologico" invece chi lo legge oggi non può altro che ammirarne la straordinaria attualità. Brecht già allora grazie al suo intuito, alla sua preparazione e al suo sguardo" laser" di critico della società fa un'analisi della realtà americana che è ancor oggi utilissimo, visto che il modello della società americana si è concretizzato nel nuovo millennio anche nella vecchia Europa che ne sembrava indenne.
Scoperte così nel nostro Archivio ce ne sono molte e faremo in modo di farvele conoscere in modo da invogliare chi legge a venire a visitarlo. 



Bertolt Brecht



Lettere ad un americano adulto.

1.1   Dove Abito.

Quando dico dove abito dico sempre “ a Santa Monica”, ciò è vero. Ma tutti ripetono “ Ah sì a Hollywood”.In realtà sono città diverse, distanti. Quindi mi affretto a dire: “Non abbiamo scelto il posto,la nave di Vladivostok ci sbarcò qui,non avevamo soldi,qui c’era qualche altro emigrato,ci fermammo. Certo qui abbiamo una casa,ma solo perché le quote rateali d’acquisto sono meno care di quel che sarebbe l’affitto altrove. Infatti la casa ha poco più di una stanza da bagno, ed è quadrata, un ranch vecchio di cinquant’anni a due piani. Le ville all’intorno sono costruite in stile americano o inglese o hanno torrette e curve mai viste. La nostra casa ha sette stanze di cui due grandi, non è male e il giardino è addirittura grazioso, abbastanza vecchio con fichi,limoni, aranci, albicocchi, alberi del pepe e erba, vi sono addirittura angolini tra capanne di legno, questi luoghi han l’aria di essere abitati da un pezzo.

Il mondo ha fame ed è ridotto a rovine; come si fa a lamentarsi di stare qui? Non vedevo alcuna possibilità di farlo,finché mi venne l’idea che queste graziose ville sono costruite della stessa materia delle rovine di laggiù; come se lo stesso brutto vento che ha sfasciato laggiù gli edifici, avesse fatto turbinare sin qui un mucchio di polvere e di sudiciume trasformandolo in ville. Poiché è un fatto: viviamo in una città infame.

E’ difficile da spiegare, spesso ho cominciato a farlo e poi ho rinunciato. Naturalmente devono essere gli uomini a renderla così.

Per cominciare dai vicini, gente modesta. Sono gentili e non ficcano il naso nelle faccende altrui. Vedono una donna che tiene in ordine la casa e il giardino, un uomo alla macchina da scrivere; quindi dicono alla polizia che chiede informazioni su di noi, che siamo”hard working people” e che debbono lasciarci in pace. Prendono fichi dal nostro giardino, ci portano focacce. E non hanno il temperamento nevrotico represso dei piccoli borghesi tedeschi, né il loro servilismo e la loro arroganza. Si muovono più liberamente, con più grazia, e non strillano. Certo vi è in essi qualcosa di vacuo e di insignificante come nei personaggi dei romanzieri superficiali e commerciali. Nelle scuole non si danno voti solo in base alla diligenza e alle letture e all’intelligenza di un bambino, ma anche in base al suo grado di popolarità. Difficile dire qualcosa in contrario: forse sono solo io ad avere qualcosa in contrario, perché non sono mai stato popolare né volevo esserlo. Se i bambini devono imparare ad adattarsi alla società, si tratta di vedere a quale società. D’altra parte i giornali sono pieni di conflitti violenti nei ceti inferiori: mariti che sparano alle mogli infedeli, adolescenti che ammazzano a colpi d’accetta padri ubriachi che picchiano le madri eccetera. E’ diverso che nelle classi superiori, dove questi conflitti psicologici si esasperano in conflitti finanziari e si lotta per gli alimenti. Eppure sia in alto che in basso si tratta di problemi che costituiscono,per così dire equazioni con una sola incognita. La notizia di cronaca di sette righe sembra già esauriente. Da quando siamo qui, le case intorno alla nostra hanno già quasi tutte cambiato più volte  proprietario. La gente cambia incessantemente e apparentemente senza pensarci troppo, i propri posti  di lavoro e persino i propri mestieri, e così vanno a stare in quartieri o città più facili da raggiungere; alcuni  attraversano anche più volte l’intero continente. Così conoscono appena i propri alloggi non hanno né casa paterna né patria. Non si formano amicizie, né inimicizie. Per quel che riguarda le opinioni, le idee dei potenti regnano pressoché incontrastate. Il non essere d’accordo viene comunemente considerato come pura ignoranza di ciò che è universalmente approvato, come una pericolosa incapacità di adattarsi. L’adattamento è una disciplina a parte: chi è più intelligente ci riesce meglio, chi recalcitra è un problema per medici e psicologi. Per mantenere il “Job”- è sempre incerto,non ci sono” sistemazioni per la vita” con diritti e pensioni, nemmeno negli uffici governativi- occorre oltre alla qualificazione- che non è molto importante, tutto è organizzato in modo da essere intercambiabile, quindi a livello minimo- essere un “regular guy” cioè normale. Questo lascia poche possibilità di caratteristiche personali. “Le possibilità illimitate” cominciano a rivelarsi una favola, mentre” le crisi inevitabili” suonano come una proposizione scientifica. E le crisi depredano la popolazione di tutto. Conto in banca,casa, frigorifero e automobile devono essere trasformati in cibo i bambini interrompono gli studi, si sciolgono i matrimoni. Oltre alle grandi crisi generali, c’è la minaccia di quelle piccole,personali. La malattia di un solo suo membro può spogliare la famiglia di tutti i suoi risparmi e della maggior parte dei suoi piani per il futuro. In queste circostanze i pregiudizi- mai sepolti, raramente ventilati, sempre puzzolenti- di vasti strati contro i negri, gli ebrei e i messicani, hanno un significato tenebroso. Scarso è l’influsso della popolazione assai male informata- i giornali e la radio sono nelle mani di pochi milionari-, sulla storia del paese. Le macchine politiche dominano le elezioni ed esse sono controllate dai grandi interessi che vi sono investiti. La corruzione è gigantesca. Giornali con dozzine di milioni di lettori accennano che il massimo funzionario della nazione sarebbe stato”fatto da un gruppo di gangster”. Molti hanno la sensazione che la democrazia è tale da poter scomparire da un momento all’altro, pochi si azzardano a farsi un’immagine di quel che farebbe allora di questo continente l’enorme brutalità che la lotta economica vi ha sviluppato.

La grande insicurezza e dipendenza pervertono gli intellettuali e li rendono superficiali,pavidi e cinici. Mentre rientra, per così dire, nel loro contratto di assunzione che appaiano rilassati ( easy going), fiduciosi (cheerful) e attendibili( mentually balanced) , ciò che riescono a fare fumando la pipa,ficcandosi le mani in tasca ecc. Nel vecchio mondo continua a regnare la grande finzione che gli intellettuali lavorino per qualcosa di più che il compenso. I funzionari mantengono l’ordine, i medici guariscono, gli insegnanti diffondono il sapere, gli artisti divertono, i tecnici producono; “naturalmente” vengono compensati ma solo perché devono pur vivere. Il loro lavoro ha un’importanza che va al di là di questo. Colossali istituzioni sociali fanno almeno finta di non sottostare ad altro controllo al di fuori di quello pubblico: le università, le scuole, le cliniche, le amministrazioni. Invece qui le università sono apertamente controllate dagli uomini d’affari anche quelle semi-statali; così pure le cliniche e i funzionari dell’amministrazione ricevono assegni settimanali e dipendono dalle macchine politiche. Così la gioventù è una generazione di giovani dei che da un giorno all’altro si tramutano in schiavi. Le donne del ceto medio oltre la trentina e senza conto in banca sono “failures”. Questa parola “Failure” è pressoché intraducibile in una lingua di antica civilità. Significa”chi non ha successo” e può essere il papà, la mamma, il maestro o il vicino o io. Lo stato d’animo dei “failures” è anch’esso difficilmente traducibile. La parola che lo indica è “frustration” e significa delusione, smacco prostrazione, senso di sconfitta. Questo zitellaggio c’è per entrambi i sessi ed è un fatto sociale con caratteristiche cliniche.

Non c’è da meravigliarsi se qualcosa di ignobile, di indegno, di infame inerisce ad ogni commercio tra uomo e uomo, e di qui sia passato a investire tutti gli oggetti, le case, gli attrezzi e perfino il paesaggio. Un uomo che al mattino presto legga in giardino un libro di Lucrezio sarebbe uno spettacolo insulso, una donna che allatti il suo bambino alcunché di scipito. I grattacieli di Manhattan visti al crepuscolo mozzano il fiato ma non possono far gonfiare il petto. I macelli di Chicago, le centrali elettriche nei canyons,  i campi petroliferi della California hanno tutti questo qualcosa di compresso, di frustrato, tutti hanno l’aspetto di failures. Dappertutto vi è questo odore della brutalità senza speranza, della violenza senza appagamento. In cinque anni ho visto una volta sola qualcosa di simile all’arte : lungo la costa di Santa Monica, davanti ai mille bagnanti, si librava su sottili corde di fil di ferro simile ad un aquilone tirata da un motoscafo un’esile squisita struttura dai colori delicati, la réclame di una ditta di olio per la pelle.